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Articoli « dott. Mario Pacella

Frutta nelle scuole: all’Italia oltre 20 milioni dall’Ue

L’Italia ha ottenuto fondi per oltre 20 milioni e mezzo di euro per l’edizione 2013-2014 del programma comunitario ‘Frutta nelle scuole’. La Commissione europea, infatti, dopo aver sottoposto a votazione la decisione, ha assegnato oggi le risorse comunitarie per il prossimo anno scolastico, previste per gli Stati membri che partecipano a ‘Frutta nelle scuole’, introdotto dal regolamento (CE) n.1234/2007.
Per il quinto anno consecutivo potrà quindi continuare la campagna di sensibilizzazione del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, che ha raggiunto dal suo inizio più di 4 milioni di alunni, con lo scopo di trasmettere l’importanza di sane abitudini alimentari fin dai primi anni dell’infanzia e che coinvolge, oltre agli alunni delle scuole primarie di tutte le Regioni italiane, anche i loro genitori e insegnanti. Attraverso varie attività formative e la somministrazione di prodotti ortofrutticoli freschi, scelti col criterio di stagionalità e privilegiando frutta e verdura di qualità certificata (DOP, IGP e biologici), ‘Frutta nelle scuole’ promuove il consumo di frutta e verdura, con ricadute positive per i bambini coinvolti e anche per lo stesso comparto ortofrutticolo nazionale.
La ridistribuzione dei fondi comunitari è stata effettuata in proporzione all’assegnazione iniziale e attraverso un calcolo basato sull’utilizzo delle risorse assegnate e rendicontate nei due anni precedenti. Grazie alla quasi totalità della percentuale di rendicontazione raggiunta dall’Italia per lo scorso anno e all’efficienza nell’attuazione del programma, che nel corso degli anni si è andato sempre più affermando riscuotendo risultati positivi e riscontrabili anche negli esiti della valutazione, la Commissione europea ha quindi confermato l’entità delle risorse dell’anno precedente.

Alle risorse stanziate dall’Ue, si aggiungeranno inoltre i fondi nazionali cofinanziati dal Ministero dell’Economia e dalle finanze dal fondo di rotazione IGRUE, con i quali si prevede di raggiungere un totale di oltre 35 milioni di euro, permettendo così di coinvolgere per la prossima edizione oltre 1 milione di bambini tra i 6 e gli 11 anni.

Per leggere l’articolo sul sito originale:http://www.agroalimentarenews.com/rubrica-file/Frutta-nelle-scuole–all-Italia-oltre-20-milioni-dall-Ue—AgroalimentareNews-com.htm

Fonte: Articolo scritto dal direttore di  agroalimentarenews.com.

Ambulatorio di Osteopatia Neonatale e Pediatrica

Il 28 maggio presso l’Ospedale San Pietro Fatebenefratelli di Roma, ha aperto l’Ambulatorio di Osteopatia Neonatale e Pediatrica sotto la responsabilità del dott. Marco Petracca, osteopata, specialista in Scienze delle Professioni Sanitarie della Riabilitazione.

Ecco l’Ambulatorio tra le attività ospedaliere: clicca qui

Dopo l’approvazione da parte della direzione sanitaria e amministrativa dell’ospedale romano, nasce quindi una nuova realtà ospedaliera che si aggiunge a quelle già esistenti in altre strutture sanitarie italiane, per esempio al Meyer di Firenze o a Merano con il reparto di Medicina Complementare.

Cliccando sul poster dell’ambulatorio, avrete tutte le notizie utili:

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Per adesso l’ambulatorio – al quale è possibile prenotarsi tramite il Centro Unico di Prenotazione (CUP-06.33585143) o sul sito dell’Ospedale https://servizionline.provinciaromanafbf.it/web/ospedale-san-pietro/home – è aperto il martedì dalle 14 alle 19.30, e viene svolto in regime libero-professionale, quindi non in convenzione.

I principali motivi di consulto saranno per le plagiocefalie e dismorfismi cranici posizionali, torcicolli, asimmetrie posturali infantili, piedini torti (forme lievi), displasie d’anca (per il riequilibrio della postura generale e in particolare del bacino), reflussi e vomito, coliche, stipsi, irritabilità e disturbi del sonno, otiti ricorrenti, disturbi respiratori, cefalee.

Realtà sempre più radicata nella routine terapeutica pediatrica, è fondamentale nella riabilitazione dei Neonati Prematuri. La nostra TIN dell’Ospedale FbF San Pietro, ha avviato un programma di riabilitazione osteopatica e fisioterapica, completamento terapeutico in questi reparti d’emergenza.

Occasione di integrazione e multidisciplinarietà tra l’osteopatia e tutte le figure professionali che ruotano intorno al mondo dell’infanzia, il nuovo ambulatorio di osteopatia nell’ospedale Fatebenefratelli è una nuova importante dimostrazione di come questa disciplina si stia facendo strada all’interno della medicina “ufficiale”, che ormai in diverse occasioni dimostra apertura agli approcci complementari per la cura delle persone, in questo caso dei bambini.

Autismo e vaccinazione anti-morbillo-rosolia-parotite

Continuamente mi viene posta una domanda dai genitori,parlando di vaccinazione e in particolar modo di vaccinazione anti- morbillo, anti-rosolia,anti-parotite.Se esiste una possibile correlazione tra Autismo e vaccinazione anti-morbillo, rosolia, parotite, lungamente riportata da siti, dalla stampa, dall’ immancabile passaparola.
Facciamo chiarezza!
Il direttore di “Epicentro“, centro nazionale di epidemiologia ha seccamente smentito questa notizia, anche in riferimento ad alcune sentenze in materia di risarcimenti, avvenute in Italia negli ultimi mesi.

Riportiamo la sua opinione in proposito.

La presenza di una possibile associazione causale tra vaccinazione con il vaccino morbillo-rosolia-parotite (MPR) e autismo è stata estensivamente studiata. Il termine autismo si riferisce a un insieme di patologie caratterizzate da problemi di comunicazione e interazione con gli altri, unite a una tendenza mostrare comportamenti o interessi ripetitivi. I pazienti con disordini di tipo autistico possono presentare un ampio spettro di condizioni cliniche: da una sostanziale assenza di interazione con gli altri a situazioni in cui l’adattamento al contesto sociale è buono nella maggior parte dei casi. Di solito l’autismo viene diagnosticato nel secondo anno di vita o in età prescolare, anche se in alcuni bambini la diagnosi è più tardiva. È stato inoltre riportato che il 20% circa dei bambi con autismo presenta una regressione del comportamento: questi bambini, cioè, hanno uno sviluppo neuro-comportamentale apparentemente normale fino a un certo punto della loro vita, quando perdono le capacità di comunicazione acquisite fino a quel momento. L’autismo può aver molte cause e si ritiene che tra i fattori più importanti vi siano quelli genetiche e la presenza alla nascita di anomalie cerebrali. L’ipotesi che la vaccinazione MPR possa essere associata ad autismo è stata sollevata negli anni ’90 da uno studio inglese,in cui si sosteneva che il vaccino trivalente MPR potesse provocare un’infiammazione della parete intestinale, responsabile del passaggio in circolo di peptidi encefalo-tossici. Questa ipotesi ha avuto una vasta risonanza sulla stampa anglosassone ed è stata successivamente valutata da numerosi studi condotti sia in Europa che negli USA. Nessuno degli oltre 20 studi condotti negli ultimi 13 anni ha confermato che possa esserci una relazione causale tra vaccino MPR e autismo . Inoltre gli stessi Autori dello studio inglese hanno successivamente ritirato le loro conclusioni e dichiarato che i dati presentati erano insufficienti per stabilire un’eventuale relazione causale e nel 2010 la nota rivista medica Lancet, che aveva pubblicato lo studio sopra citato nel 1998, ha formalmente ritirato tale articolo. Oltretutto è stato recentemente riportato che, oltre ai difetti epidemiologici di questo studio, numerosi fatti, circa la storia anamnestica dei pazienti, fossero stati alterati dall’Autore per supportare i risultati e che l’intero studio fosse distorto da interessi economici.In particolare:  tre dei nove casi riportati nello studio come affetti da autismo regressivo non erano mai stati diagnosticati come autistici; nonostante lo studio riportasse che prima della vaccinazione,dodici  bambini erano “normali”, cinque avevano una documentazione che attestava precedenti problemi dello sviluppo;  è stato riportato che alcuni bambini avevano sviluppato de sintomi comportamentali nei giorni successivi alla vaccinazione,ma nella documentazione clinica veniva riportato che l’inizio di tali sintomi era avvenuto alcuni mesi dopo la vaccinazione: in nove casi, i risultati istopatologici del colon sono stati alterati da “nessuna o una minima fluttuazione nelle cellule infiammatorie” a “colite non specifica”; i soggetti erano stati reclutati attraverso gruppi di persone contrari alla vaccinazione MPR e lo studio era stato commissionato e finanziato con l’obiettivo di avviare una vertenza legale. L’Autore è stato radiato dall’Ordine dei medici per il suo comportamento. La possibile relazione tra vaccini MPR e autismo è stata ampiamente analizzata da un gruppo indipendente di esperti negli USA (Institute of Medicine, Iom), il quale, sulla base di una approfondita revisione degli studi clinici ed epidemiologici esistenti, ha concluso che le evidenze disponibili respingono l’ipotesi di una relazione causale. I Centers for Disease Control and Prevention (CDC) statunitensi e altre organizzazioni inclusa l’American Academy of Pediatrics, un’organizzazione professionale con 60 mila membri, hanno raggiunto le stesse conclusioni. Una  recente review ha, inoltre, riportato e valutato i numerosi studi epidemiologici condotti in diversi Paesi europei e americani per indagare la relazione tra vaccino MPR e autismo concludendo che non esiste un nesso causale. L’ampia dimensione delle popolazioni studiate ha permesso di raggiungere un livello di potere statistico sufficiente a rilevare anche rare associazioni .Inoltre, i potenziali meccanismi biologici finora ipotizzati, per spiegare come il vaccino MPR possa scatenare l’insorgenza di una sindrome autistica, sono solo teorici e non supportati da evidenze scientifiche. Non è stato dimostrato che il vaccino trivalente sia causa di infiammazione cronica intestinale o perdita della funzione della barriera intestinale, né esiste alcuna evidenza di un possibile ruolo del sistema immunitario nell’autismo. Anche se alcuni dati suggeriscono che l’incidenza di autismo sia in aumento non è chiaro se questo aumento sia reale o dovuto a una migliorata conoscenza della sindrome tra i medici o all’utilizzo di una più ampia definizione di caso per la diagnosi, e comunque non è stata rilevata alcuna correlazione tra  incremento dell’incidenza dell’autismo e incremento dei tassi di copertura vaccinale con il vaccino trivalente.Al contrario, uno studio recente ha messo in evidenza che negli Stati Uniti la vaccinazione contro la rosolia, che nella maggioranza dei casi viene somministrata come vaccino MPR, ha evitato, dal 2001 al 2010, centinaia e forse migliaia di casi di disturbi dello spettro autistico.L’insieme degli studi pubblicati indica, quindi, che non ci sono elementi che sostengano un nesso causale tra la somministrazione dei vaccini MPR e il disturbo autistico.Risulta opportuno, invece, considerare la rilevanza della promozione della vaccinazione MPR con due dosi al fine dell’eliminazione del morbillo e della rosolia congenita anche nel nostro Paese.Stefania Salmaso, direttore Cnesps e reparto di Epidemiologia delle malattie infettive, Cnesps e Istituto Superiore di Sanita’.

Tratto  da EPICENTRO,Il portale dell’epidemiologia per la sanità pubblica a cura del Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute, ISS (http://www.epicentro.iss.it/)

Le infezioni urinarie….in breve..

Si definisce infezione delle vie urinarie (IVU) la presenza di batteriuria significativa, cioè di numero di batteri nelle urine in concentrazione superiore a 100.000/mlNel 90% dei casi è dovuta a germi Gram-negativi, di cui il 75% rappresentato da Escherichia Coli ed il resto da Proteus, Pseudomonas aeruginosa, Klebsiella, Aerobacter aerogenes; i batteri Gram-positivi più frequenti sono lo Staphilococcus aureus ed epidermidis e lo Streptococcus tipo B.

Si distinguono 3 forme fondamentali di IVU: cistite (IVU bassa),pielonefrite (IVU alta), batteriuria asintomatica (condizione benigna, più frequente nelle bambine, caratterizzata da urinocoltura positiva senza altre manifestazioni d’infezione). La cistite e la batteriuria asintomatica non causano un danno renale; la pielonefrite, soprattutto se trattata tardivamente oppure ricorrente, può portare ad un danno parenchimale renali

Nella maggior parte dei casi l’infezione avviene per via ascendente(microrganismi di origine fecale che raggiungono l’uretra e da qui la vescica); la via ematogena è molto rara, tranne che nel neonato. Fattori patogenetici importanti sono: 
– la virulenza batterica;
– la stasi urinaria secondaria ad uropatie ostruttive (valvole dell’uretra posteriore, stenosi della giunzione pielo-ureterale o uretero-vescicale, ureterocele, calcoli), oppure ad alterazioni funzionali (dissinergia vescica-sfinteriale, vescica “instabile”), o anatomo-funzionali (vescica neurologica);
– il reflusso vescico-ureterale (RVU).

Nei primi 2 anni di vita i sintomi sono assenti o aspecifici: scarsa crescita ponderale, anoressia, vomito, diarrea, ritenzione urinaria acuta.
Nelle età successive la sintomatologia è più specifica: disuria, pollachiuria, urine maleodoranti.
La presenza di febbre, dolore lombare e/o addominale evocano il sospetto di pielonefrite.

La diagnosi di infezione si basa : 
– sull’esame delle urine con osservazione microscopica del sedimento urinario : leucocituria, batteriuria significativa;
– sull’urinocoltura: se >100.000/ml
Febbre e valori elevati di PCR e VES sono più spesso presenti nelle IVU alte.

Neonati e Apprendimento del Linguaggio

I primi suoni sono emessi a partire dal sesto mese, quando ha inizio la lallazione: il lattante pronuncia soltanto sillabe ripetute, in cui è più facile riscontrare le vocali e le consonanti più utilizzate da adulto. Ma l’apprendimento del linguaggio, è un processo ben più precoce e sembra aver inizio già nel grembo materno. È quanto è riuscito a dimostrare un team di ricercatori francesi dell’Istituto nazionale di ricerca medica di Amiens. L’esito della ricerca è stato pubblicato su Pnas.

 Gli studiosi hanno scoperto che il cervello dei neonati prematuri è capace di distinguere tra differenti tipi di sillabe, anche se il neonato è nato tre mesi prima del termine della gestazione. La scoperta è stata effettuata attraverso le scansioni cerebrali dei bimbi generati con tre mesi di anticipo rispetto alla conclusione della gravidanza. I risultati hanno rivelato dettagli inediti sulle capacità di comprensione del linguaggio durante le prime fasi della vita umana. La comprensione delle sillabe sarebbe, secondo la ricerca, un meccanismo innato e non appreso immediatamente dopo la nascita. “Il dato conferma altre ipotesi già presenti in letteratura – spiega Remo Job, docente di psicologia del linguaggio e della comunicazione all’università degli studi di Trento – Buona parte delle abilità linguistiche sono innate, le aree deputate all’elaborazione del linguaggio sono molto plastiche e l’impatto dopo la nascita è minimo e riguarda soprattutto la differenziazione linguistica: è questo il motivo per cui un bambino che nasce da genitori italiani parla l’italiano”. Lo studio ha analizzato l’attività cerebrale dei neonati pretermine a ventotto settimane in risposta a stimolazioni sonore vocali. I ricercatori hanno rilevato che, nonostante il cervello non sia del tutto formato, i bambini prematuri sono capaci di distinguere le differenze tra la voce maschile e la voce femminile e tra le sillabe “ba” e “ga”. L’evidenza conferma alcune verità: il feto può riconoscere la voce materna ed è sensibile ad alcuni suoni, così come fin dalla nascita è in grado di distinguere la lingua madre da altre lingue straniere. Infatti uno studio multicentrico, condotto sotto la direzione dell’Università di Piladelfia (Usa), sottolinea che l’acquisizione del linguaggio della lingua madre sia legato ad una capacità percettiva dei neonati per certi imput uditivi.  Ascoltare, ma soprattutto imparare ad articolare frasi di senso compiuto, sono le tappe che segnano la crescita del bambino, che inizia a produrre le parole vere dopo l’ anno di età: principalmente nomi, poi verbi e aggettivi, questi ultimi utilizzati per mettere in luce un dettaglio e inizialmente rivolti alla sfera emotiva. Ecco perché “bello”, “cattivo” e “buono” sono le etichette con cui si giudicano genitori e animali. I primi termini utilizzati derivano dal contesto familiare e spesso sono capiti soltanto dai genitori.  “Il lessico di base è acquisito entro i quattro anni e comprende tra le mille e le duemila parole. Il vocabolario è poi ampliato in età scolare, quando si acquisisce anche la grafia”, aggiunge Job. “Più ricco è il contesto, meglio è: il bambino è un attore coinvolto nel rapporto tra i genitori. “

Scarlattina: si può prendere più volte?

La scarlattina origina da un’infezione dovuta ad un ceppo di streptococco beta-emolitico di gruppo A che elabora la tossina streptococcica pirogenica (una volta chiamata eritrogenica).

La presenza dell’esotossina pirogenica dipende dall’invasione dello streptococco infettante da parte di un batteriofago temperato. Ci sono almeno 3 diverse esotossine streptococciche pirogeniche, ciascuna in grado di indurre una risposta anticorpale specifica e ciò rende ragione della possibilità che una stesso soggetto presenti la malattia più di una volta e a diversa distanza di tempo.

Clinicamente, la scarlattina esordisce bruscamente con febbre, angina rossa, disfagia; dopo 24-36 ore compaiono l’esantema tipico (microelementi a capocchia di spillo rosso-scarlatti, con inizio al bacino e alla radice delle cosce e successivamente al volto, con risparmio della zona periorale) e l’enantema (lingua a “lampone”).

La diagnosi si basa essenzialmente sull’esame colturale del tampone faringeo o test rapidi; retrospettivamente si può valutare la sieroconversione anticorpale (TAS).

Melatonina : la strada per il sonno

La melatonina (N-acetyl-5-methoxytryptamine) è un cronobiotico, un neuro-ormone coinvolto nella regolazione del ritmo sonno-veglia. E’ prodotta dalla ghiandola pineale a partire da triptofano (5-idrossi-triptofano, serotonina,N-acetylserotonina, e infine melatonina).

E’ secreta in condizioni di buio in riposta al rilascio di norepinefrina dai recettori fotoretinici con attivazione del sistema retinoipotalamico-pineale.

Viene prodotta la sera con picco fra le 2 e le 4 di notte. Di giorno la produzione è minima.

Dopo somministrazione orale il picco si raggiunge in 60 minuti; viene metabolizzata a livello epatico e l’80-90% è convertita a sulphatoxymelatonin (aMT6), un componente inattivo escreto con le urine.

La melatonina si è dimostrata sicura ed efficace nei diversi studi sul jet-lag e sull’insonnia nei bambini, senza effetti collaterali. Dopo la revisione di molti studi la U.S. Agency for Healthcare Research and Quality ha concluso nel 2005 che la melatonina è sicura se usata per giorni o settimane. Circa il 15% dei pediatri in USA hanno prescritto la melatonina nei bambini con insonnia.

La maggior parte degli studi riguarda bambini con patologie neurologiche o psichiatriche (es. autismo, ADHD) o con cecità basandosi su una dimostrata o presunta alterata produzione di melatonina.

Tutti gli studi nei bambini hanno evidenziato un beneficio clinico con riduzione del tempo di addormentamento e dei risvegli notturni; si è riscontrato anche un miglioramento dell’umore e del comportamento diurno

In generale nell’insonnia del bambino, difficoltà di addormentamento e risvegli notturni multipli. Non sono stati riportati effetti collaterali di rilievo anche dopo 1-2 anni di somministrazione continuativa.

Nessuna evidenza che la melatonina possa dare dipendenza.

La melatonina sembra essere sicura nei bambini anche dopo somministrazioni prolungate; non peggiora l’epilessia, non sembra causare variazioni dello sviluppo puberale ai dosaggi consigliati, né interferisce con la produzione della melatonina endogena.

Gli effetti collaterali più frequentemente riportati sono: sogni vividi, incubi, sonnolenza mattutina, cefalea, vertigini, nausea, dolori addominali, depressione transitoria (in genere questi effetti potrebbero verificarsi con dosi superiori a 8 mg/die).

Non è raccomandata in pazienti con disordini autoimmunitari.

Non ci sono studi specifici che valutino la somministrazione di melatonina nel primo anno di vita, ma vista la relativa assenza di effetti collaterali e il fatto che la produzione endogena non viene alterata si potrebbe consigliarne l’utilizzo anche dopo i 6 mesi di vita, alla stessa stregua degli antistaminici.

La dose efficace varia tra 1-2 mg (nel primo anno di vita) fino ad arrivare ad una dose massima di 10 mg (in genere sopra i 5 anni); dosi superiori

non producono beneficio. Va somministrata 30-60 minuti prima dell’addormentamento. La superiore efficacia della formulazione a rilascio controllato non è stata dimostrata.

In genere nell’insonnia del bambino piccolo è consigliabile fare cicli di un mese, mentre in quei bambini con insonnia cronica, specie se associati a disturbi neurologici e psichiatrici, si può consigliare una somministrazione a più lungo termine.

 

Pidocchi e Peducolosi

 

Il pidocchio, appiattito in senso dorso-ventrale, è lungo da 1 a 3 mm ed è quindi facilmente visibile a occhio nudo. E’ provvisto di 3 paia di gambe, che terminano con possenti artigli.
La femmina vive da 1 a 3 mesi, ma muore in breve tempo (entro 24 ore) quando sia separata dall’uomo. Complessivamente vengono emesse da un pidocchio più di 300 uova, con un ritmo di 4-6 uova al giorno a partire dalla 2°-3° settimana di vita; le uova, comumente chiamate lendini, hanno un diametro di meno di 1 mm e sono di colorito biancastro opalescente, quando sono vive. Dopo 6-10 giorni dall’emissione, dall’uovo esce una ninfa, che, diviene adulta in 10 giorni, lasciando il guscio fissato in maniera molto stretta alla base del capello, tanto da rendere difficile ogni tentativo di allontamento. Poichè nei climi temperati la lendine viene fissata sul capello a 3-4 mm dal cuoio capelluto e poichè il capello cresce con un ritmo medio di 0,4 mm al giorno, possiamo essere sicuri che una lendine che si trovi distante dal cuoio capelluto più di 7 mm può essere solo un guscio vuoto o una lendine morta.
Sono colpiti soprattutto i bambini delle scuole (insieme ai loro fratelli e ai loro genitori), apparetenenti a tutte le classi socio-economiche, con una frequente trasmissione diretta testa/testa. Fra gli adulti sembrano più colpiti quelli con scarsa igiene personale.
Fra i fattori predisponenti: l’età, il sesso (sono più frequenti nelle bambine), e alcune caratteristiche dei capelli, come la quantità, più nel senso della foltezza che della lunghezza e il colore. I mesi estivi sembrano i preferiti per la diffusione del pidocchi?
Mentre nell’adulto il prurito rappresenta il sintomo classico dell’infestazione, nei bambini con pidocchi del capo il prurito si riscontra in una bassa percentuale di casi: solo dal 14 al 19% del total
L’infezione batterica secondaria è la conseguenza diretta del grattamento.
Il riconoscimento di un’infestazione acuta si basa sui seguenti elementi, meglio se ricercati con una lente d’ingrandimento:
– reperto di pidocchi adulti,
– di ninfe o
– di lendini apparentemente vitali alla nuca o preferibilmente nei capelli in sede retroauricolare.
Trovare una lendine morta, distante, come abbiamo visto, di più di 7 mm dal cuoio capelluto non è affatto indicativo di un’infestazione acuta.
Irritabilità, stato di ansia e paure sono frequenti nel bambino
Trattamento
Il taglio a zero dei capelli, rimedio praticato una volta con frequenza, oggi non è più consigliato, perchè umiliante, soprattutto per le bambine. Provvedimenti del genere presi incautamente, qualche decina di anni fa nelle scuole, senza il consenso dei genitori, hanno creato giustamente forti rimostranze.
Il primo farmaco da considerare è la permetrina, una piretrina sintetica molto potente, poco assorbita dalla cute, che agisce sulle membrane neuronali del pidocchio. Essa è inoltre biodegradabile ed è cosmeticamente accettabile: le reazioni indesiderate sono lievi e locali. Si tratta tuttavia di un prodotto infiammabile. Viene applicata sulla cute come crema all’1% per un periodo di 10 minuti E’ indicata solo in soggetti in età superiore ai 6 mesi.
Prima della somministrazione, si procede al lavaggio della testa con uno shampoo normale: dopo si procede al risciacquo dei capelli e alla conseguente asciugatura, avendo l’accortezza di lasciarli un po’ unidi. La crema deve essere usata in modo tale da coprire tutti i capelli completamente, per cui la quantità da usare ripenderà dalla grandezza della testa e dalla lunghezza dei capelli.
Nonostante la sua potenza alcuni studiosi consigliano di ripetere il trattamento dopo 1-2 settimane, per essere sicuri di ottenere un successo completo.
Il secondo prodotto da tenere in considerazione è il Malathion , (Aftir gel e shampoo all’1%): un pesticida organofosforico, che inibisce in modo non reversibile la colinestrasi. Per evitare inutili apprensioni, va ricordato che questa sostanza è idrolizzata e detossificata dalla carbossil esterasi del siero molto rapidamente nei mammiferi e quindi anche nell’uomo, in confronto a quanto avviene negli insetti. Anche con l’uso diffuso che ne è stato fatto nel Regno Unito non c’è stata mai alcuna segnalazione di effetti tossici; in uno studio randomizzatio aperto in 22 soggetti volontari non è stato dimostrato nessun effetto dannoso, quando il prodotto è stato usato in accordo con le istruzioni per l’uso (Dennis et al., 1999). Il gel va lasciato a contatto dei capelli per 10 minuti: esso si lega al capello, in modo tale che la sua azione si prolunga nel tempo. Sebbene il prodotto sia stato ritirato dal commercio USA dagli stessi produttori per suo odore sgradevole, per il veicolo alcoolico (che da dolore quando venga in contatto con la congiuntiva), per il lungo tempo di applicazione e per la sua infiammabilità, di recente il Malathion allo 0,5% nel 78% di isopropanolo è stato approvato dalla Food and Drug Administration e rilanciato sul mercato soprattutto dopo la comparsa di resistenza verso altri pediculocidi. Il Malation non va usato in lattanti con età inferioren ai 6 mesi. E’ disponibile in Italia come shampoo all’1% (Aftir shampoo).
Il Lindano  (gamma benzene esacloruro) è stato usato molto nel passato per il trattamento della pediculosi, come sostanza che agisce sul sistema nervoso del parassita. Si tratta di un prodotto ad azione lenta, che viene immagazzinato (come il DDT) nel tessuto nervoso e nel tessuto adiposo. Viene usato come shampoo all’1%, con un’applicazione di soli 4 minuti, dopodichè i capelli vanno sottoposti a un’energica sciacquatura. Se si adopera la lozione essa va tenuta in sito fino a 8 ore. Poichè l’attività ovicida è relativamente bassa, il trattamento va ripetuto dopo 1 settimana. Per lo sviluppo di resistenza e per alcuni dubbi sulla sua sicurezza, l’uso di questo prodotto viene considerato al momento attuale come discutibile (Chosidow O, 2000).
La Invermectina  in lozione allo 0,8% è stata usata con successo in 25 pazienti (Youssef et al, 1995); usata come shampoo è risultata più efficace di uno shampoo preparato con Lindano all’1% in 208 pazienti colombiani. Non è disponibile in Italia: è un efficace pediculocita, da somministrare per via orale in una dose singola di 200 mg/kg, con scarsissimi effetti collaterali spiacevoli (in USA è in commercio sotto il nome di Stromectal) E’ stato dimostrato che questa sostanza può essere utile anche per applicazione locale in soluzione allo 0,8%, ma nemmeno in USA sono in commercio formulazioni del genere. Tuttavia, prima dell’uso routinario, sono necessarie conferme cliniche precise.
Piretrine naturali: le piretrine sono sostanze ricavate dai fiori di crisantemo, abitualmente associate in terapia con il piperonil butossido, che conferisce loro stabilità e ne potenzia l’effetto. Questi prodotti possono essere venduti direttamente al pubblico, sono innocui e sono cosmeticamente accettabili; la loro applicazione richiede solo 10 minuti. Nel passato sono stati molto usati contro i pidocchi del capo. In Italia è in commercio una piretrina naturale con piperonil butossido, sotto il nome diCruzzy lozione e shampoo potenziato al piretro Cruzzy shampoo antiparassitario potenziato alla sumitrina. Essi non uccidono tutte le uova non dischiuse e non hanno un’attività residua, come la permetrina, per cui richiedono un nuovo trattamento da 5 a 7 giorni dopo il primo per uccidere le ninfe, provenienti dalle uova appena dischiuse. Sono stati descritti insuccessi terapeutici con questi prodotti.
Principi di trattamento
I pidocchi del capo debbono essere sempre trattati fino al loro completo allontanamento.
L’efficacia del trattamento dipende dall’attività del principio e dalla sua formulazione.
Un insetticida ideale dovrebbe evere un’attività del 100% contro i pidocchi e le loro uova. Purtroppo, secondo alcuni ricercatori, nessuno degli insetticidi topici disponibili avrebbe un’attività ovicida del 100% (Clore ER, Longyear LA, 1993)
Il malation uccide tutti i pidocchi dopo 5 minuti di esposizione e il 95% delle uova dopo 10 minuti.
Sia le piretrine che i piretroidi sono sia pediculocide che ovicide, ma la loro azione è in parte diversa: mentre le priretine naturali hanno un elevato effetto ovicida, la permetrina avrebbe un effetto significativamente inferiore sulle uova (Burgess IF et al., 1994).

In conclusione per la loro efficacia e sicurezza possono essere raccomandati i seguenti pediculocidi:
– piretroidi sintetici (piretrina)
– malation
Tutti i familiari, siano essi bambini o adulti, vanno accuratamente esaminati. Non è stato dimostrato a questo proposito che il trattamento sistematico di tutta la famiglia offra sicuri vantaggi in confronto al trattamento dei soli individui infestati.
Tutti i vestiti, la biancheria personale, i lenzuoli e le federe debbono essere lavati in lavatrice. Altri oggetti (spazzole, pettini, cuscini, materassi) e animali da casa debbono essere trattati con insetticidi in polvere.
Dopo il trattamento e l’uso di uno shampoo neutro, i capelli debbono essere pettinati con un pettine fitto, allo scopo di rimuovere le lendini. La completa rimozione delle lendini dipende dalla struttura del pettine, dalla durata, dalla tecnica e dalla precisione del suo uso. L’impiego di soluzioni di aceto rende più facile l’asportazione. La rimozione manuale è l’ultima spiaggia.
I genitori debbono essere incoraggiati a cercare i pidocchi routinariamente. L’informazione nelle scuole viene consigliata da tutti. L’uso sistematico preventivo, singolarmente in famiglia, di pediculocidi non è affatto consigliabile. Ciononostante, in una situazione di grave epidemia, un programma anti-pidocchi che preveda il trattamento di tutti i bambini di una scuola, infestati o meno, può ritenersi giustificato.
Bibliografia
Abramowicz M _ Malathion for treatment of head lice – Med Lett Drugs Ther 41, 73-4, 1999
Burgess IF, Brown CM, Burgess NA – Suìynergized pyrethrin mousse, a new approach to head lice eradication: efficacy in field and laboratory studies – Clin Ther 16, 57-64, 1994
Chosidow O – Scabies and pediculosis – Lancet 355, 819-26, 2000
Clore ER, Longyear LA – A comparative study of seven pediculocides and their packaged nit removal combs – J Pediatr Health Care 7, 55-60, 1993
Dawes M, Hicks NR, Flemminer M et al – Evidence-based case report: treatment for head lice – BMJ 318, 385-6, 1999
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