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La Nutella potrebbe finire fuori legge. A lanciare l’allarme e’ stato il vicepresidente del gruppo Ferrero, Francesco Paolo Fulci, dopo il voto del Parlamento europeo con il quale verrebbe lasciata all’Europa la possibilita’ di decidere se un prodotto puo’ essere pubblicizzato.
”Abbiamo perso la prima battaglia ma non la guerra”, ha detto Fulci, sottolineando comunque che una decisione di questo genere rischia di ”mettere fuori legge la Nutella e la stragrande maggioranza dei prodotti dolciari, mettendo in ginocchio l’intera industria, piccola, media e grande”. Il consumatore dovrebbe essere lasciato libero di scegliere, mangiando di tutto, senza eccedere e mantenendo un sano stile di vita. La Commissione europea sta definendo, ricorda Fulci, un profilo nutrizionale generale per la grande maggioranza degli alimenti secondo cui ”per ogni 100 grammi di prodotto, non ci possono essere piu’ di 10 grammi di zucchero, quattro grammi di grassi saturi e due milligrammi di sale. ”Ma non esistono dolci – sbotta Fulci – con meno di 10 grammi di zucchero ogni 100 grammi di prodotto”. A questo profilo generale Bruxelles ha fatto una serie di eccezioni per frutta, pesce, miele, chewingum, biscotti e pastiglie per la tosse, dove e’ accettata una presenza maggiore di zucchero, sali o grassi. La posta in gioco e’ elevata in quanto se queste soglie dovessero essere introdotte non sarebbe piu’ possibile – in base alla proposta – pubblicizzare con dichiarazioni sulla salute o sulle sostanza nutritive, numerosi prodotti della grande tradizione alimentare europea: dalla Nutella al tradizionale pane nero tedesco che supera la soglia consentita di sale. ”La nostra grande preoccupazione – spiega il vicepresidente del gruppo Ferrero – e’ che oggi ci potrebbero dire di non fare messaggi promozionali, ma domani – e gia’ alcune organizzazioni di consumatori spingono in questo senso – ci faranno scrivere come sulle sigarette: ”Attenti e’ pericoloso, favorisce l’obesita”, o magari ci metteranno delle tasse fortissime come previsto in Romania. Questo, ”metterebbe veramente in ginocchio l’intera industria dolciaria, piccola, media e grande”. Il vicepresidente del gruppo Ferrero tuttavia, ”non intende considerare il voto di oggi come una sconfitta, ma semplicemente una battuta d’arresto nella battaglia per la difesa della liberta’ del consumatore di alimentarsi come meglio crede”. Il testo passa ora all’esame del Consiglio dei ministri dell’Ue e dovra’ poi tornare al Parlamento europeo per una seconda lettura e un nuovo voto. ”La prossima volta – conclude Fulci – saremo ben certi che nessuno di quelli che la pensano come noi manchi alla votazione”.
Fonte : Ansa
L’empatia (la capacita di immedesimarsi e comprendere le emozioni degli altriha molte componenti, alcune sofisticate che coinvolgono processi dipensiero complessi, altre tanto basilari quanto essenziali. Fra queste ulci sono l’attenzione condivisa (la capacità che due, o più, individui hanno di porre attenzione allo stesso oggetto), e che viene avviata dal contatto visivo tra due persone, e la mimesi facciale, la tendenza a riprodurre sul proprio viso le espressioni emotive degli altri. Le persone affette da autismo hanno difficoltà con entrambe, ma secondo una nuova ricerca pubblicata su Autism Research, il segreto starebbe nell’interazione fra queste due funzioni.
“L’empatia è una caratteristica umana fondamentale nelle relazioni sociali – spiega Sebastian Korb, ricercatore della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA) di Trieste, fra gli autori della ricerca – Secondo le teorie dell’embodied cognition(cognizione incorporata) per meglio capire l’espressione che vediamo sul viso di chi ci sta davanti riproduciamo la stessa espressione sul nostro viso”. Questo non significa che per forza quando vediamo qualcuno sorridere dobbiamo sorridere a nostra volta, anche se a volte succede davvero. Più spesso però i muscoli facciali coinvolti nel sorriso si attivano, ma in maniera talmente lieve che il movimento non è visibile a occhio nudo.
La nota difficoltà delle persone autistiche nell’interpretare le emozioni degli altri potrebbe avere le sue radici proprio in una ridotta mimesi facciale, poiché molti studi hanno dimostrato che in questi soggetti questa funzione è deficitaria. Altri studi hanno mostrato che anche l’attenzione condivisa è intaccata negli autistici. Anche questa funzione ha un’enorme rilevanza nell’interazione sociale. Ciò nonostante, i deficit di mimesi facciale e di attenzione condivisa nell’autismo rimangono dibattuti e poco conosciuti. Per questo, “noi crediamo che si debba porre molta attenzione all’interazione fra queste due capacità”, spiega Korb. “Nei nostri esperimenti infatti abbiamo osservato che nelle persone con tratti autistici più marcati, l’attenzione condivisa ‘disturbava’ la mimesi facciale, mentre nei soggetti normali la agevolava”.
I 62 soggetti che hanno partecipato all’esperimento non erano persone con una diagnosi di autismo. Invece, i ricercatori hanno utilizzato un questionario per misurare la tendenza all’autismo in persone normali. Infatti, è stato dimostrato che in ogni individuo si possono trovare tratti più o meno autistici, che però nella più parte dei casi sono lievi e quindi non portano a una diagnosi.
Durante gli esperimenti i soggetti interagivano con un “avatar”, una faccia tridimensionale interattiva (nel senso che adattava il suo comportamento a quello del soggetto). All’inizio di ogni prova l’avatar rimaneva a occhi bassi, ma non appena lo sguardo del soggetto (monitorato con un sistema di eye-tracking) andava verso la zona degli occhi dell’avatar il suo sguardo si alzava e poteva incontrare lo sguardo del soggetto (condizione con attenzione condivisa) o muovere gli occhi verso l’alto (condizione senza attenzione condivisa). Successivamente, lo sguardo dell’avatar si muoveva di lato verso un oggetto (scelto fra due visibili), mentre il sistema di monitoraggio registrava se lo sguardo del soggetto seguiva quello dell’avatar. A quel punto l’avatar poteva sorridere o assumere un’espressione di disgusto. Durante la prova, la mimesi facciale del soggetto veniva misurata con l’elettromiografia facciale (un metodo per registrare l’attivazione dei muscoli).
“Quello che abbiamo osservato è che nelle condizioni con attenzione congiunta e dove l’avatar sorrideva, nei soggetti con tratti autistici più marcati i muscoli del sorriso si attivavano poco, mentre in quelli poco o per niente autistici la risposta espressiva era molto più amplificata”, spiega Korb. “Gli individui senza autismo tendono ad avere una risposta empatica (e una mimesi facciale) più forte con le persone con hanno avuto contatto visivo e stabilito un’attenzione condivisa. Ma se ci sono tendenze autistiche il contatto visivo al contrario può distrubare e diminuire la mimesi facciale”.
“Per comprendere sia i meccanismi base di una buona interazione sociale, che i processi alterati alla base dell’autismo, è dunque importante non solo osservare quali funzioni sono danneggiate, ma anche come queste lavorino in concerto”, conclude Korb.
La ricerca è stata svolta in collaborazione con l’Università di Reading, Regno Unito, (è stata coordinata dal Bhismadev Chakrabarti) e altri istituti di ricerca europei.
Fonte : insalutenews
L’integrazione tra popoli comincia dal menù dei più piccoli. Non solo pasta e riso: nei piatti dei bambini entrano sorgo, miglio e quinoa. Germogli di bamboo e foglie di cassava accanto a pomodori e melanzane. E per frutta mele, arance, ciliegie, ma anche litchis e papaya.
A promuovere questa nuova strategia nutrizionale, nell’anno dell’Expo sul tema “Nutrire il Pianeta”, è la Società Italiana di Pediatria che, in occasione del 71° Congresso Italiano di Pediatria che si tiene a Roma dal 4 al 6 giugno, presenta la Piramide alimentare “transculturale”, uno strumento di educazione alimentare per tutti i bambini basato su alimenti “globalizzati”. L’obiettivo è far incontrare i dettami e principi di salute della dieta mediterranea – patrimonio culturale immateriale dell’umanità secondo l’UNESCO – con i sapori delle altre popolazioni che vivono nel nostro Paese. All’insegna dello slogan “il cibo unisce”.
Spiega Giovanni Corsello, Presidente della Società Italiana di Pediatria: “Assistiamo ad un fenomeno drammatico e inarrestabile: la migrazione di popolazioni dall’Africa e dal Medio Oriente in fuga verso l’Europa. Dobbiamo occuparci in modo attivo soprattutto dei bambini, che sono la categoria più fragile, perché più degli adulti sentono il peso dello sradicamento dal territorio in cui sono nati e affrontano le traversie e i rischi delle traversate, a volte senza i loro familiari accanto. Vogliamo fare in modo che possano ritrovare i loro gusti e i loro sapori nell’alimentazione in un contesto di equilibrio nutrizionale. Se vogliamo una società aperta ai bambini di tutte le etnie, dobbiamo rispettarne le tradizioni e i costumi di provenienza”.
Paese multiculturale
In Italia vivono circa un milione di minori stranieri regolari pari al 10% della popolazione minorile. I Paesi d’origine sono l’Europa centrorientale, l’Africa del nord, l’Asia, in particolare la Cina, e l’America Meridionale. La maggioranza dei minori stranieri regolari è nata in Italia e costituisce la “seconda generazione”, più integrata con i nostri stili di vita rispetto ai bambini nati nei “Paesi a risorse limitate” e poi trasferitisi in Italia. Ai minori migranti regolari si aggiungono i bambini stranieri irregolari, difficilmente censibili (minori nati da genitori irregolari, nomadi, rifugiati in fuga da guerre o persecuzioni, accompagnati e non) che vivono in condizioni di maggior disagio sociale ed economico.
Paese che vai, tradizione che trovi
Ciascun popolo porta con sé modelli nutrizionali e modalità di alimentazione differenti. Ad esempio, in alcuni Paesi il colostro non viene somministrato perché ritenuto impuro e l’allattamento al seno è prolungato oltre il primo anno di vita, favorito da tradizioni culturali o religiose (il Corano lo raccomanda sino a due anni). Per alcune etnie vige il divieto di assumere carne di mucca, mentre altre seguono per fede religiosa diete vegetariane, vegane, zen-macrobiotiche.
“Il pediatra – prosegue Corsello – deve conoscere queste tradizioni e tenerne conto affinché possa garantire il soddisfacimento dei bisogni nutrizionali del bambino, nel rispetto delle esigenze culturali e religiose dei popoli di appartenenza, evitando i rischi di squilibri nutrizionali. Infatti, l’allattamento esclusivo al seno oltre l’anno di vita può indurre carenze di alcuni nutrienti essenziali per la crescita e lo sviluppo. Corre rischi nutrizionali il lattante che sin dai primi mesi di vita assume latte vaccino a causa delle scadenti condizioni economiche in cui vivono alcune famiglie, in particolare straniere. I minori migranti nati in Italia, dal canto loro, tendono ad acquisire stili di vita occidentali, caratterizzati da esagerata assunzione di zuccheri, di proteine e grassi animali, di merendine e bevande zuccherate. Ciò comporta anche per loro, al pari dei bambini italiani, un maggior rischio di andare incontro precocemente e in età adulta alle cosiddette NCDs (non communicable diseases) cioè obesità, diabete, ipertensione arteriosa, tumori.”
Verso il pediatra transculturale
A fronte di cambiamenti così radicali della nostra società, il pediatra deve ricostruire il proprio bagaglio di conoscenze su un’alimentazione globalizzata e saper suggerire una strategia nutrizionale facilmente attuabile in ogni parte del mondo. Le indicazioni della piramide transculturale rappresentano un importante tassello di questa nuova strategia nutrizionale e saranno diffuse non solo negli studi pediatrici, ma anche nelle scuole e nelle comunità che accolgono la popolazione pediatrica multiculturale della nostra società.
Di seguito la scheda con i Consigli e le regole da rispettare secondo la Piramide alimentare transculturale:
Consigli e regole da rispettare secondo la Piramide alimentare transculturale

Norovirus umani possono infettare i cani domestici, ed è possibile che vi sia una di trasmissione di cane a uomo,”Fino a quando ulteriori dati definitivi disponibili, le precauzioni igieniche ragionevoli dovrebbero essere prese in giro gli animali domestici, soprattutto quando gastroenterite nell’uomo o cani è presente in una famiglia. Avere un cane, in Italia è usuale e se è vaccinato non comporta nessun rischio per i bambini.ma sono comunque portatori di infezioni.Come dimoistra quest’articolo l’uomo può portare infezioni al cane con virus altamente diffusivi, come appunto uil Norovirus.
Per leggere l’articolo originale, cliccare il seguente link:
http://jcm.asm.org/content/early/2015/03/27/JCM.02778-14.abstract
Tra i bambini di cinque anni, il morbillo fa più vittime dell’Hiv e degli incidenti stradali. Oltre 82mila morti, concentrati nei paesi in via di sviluppo e non solo, dal momento che alcuni paesi occidentali hanno abbassato la guardia sulle vaccinazioni. Lo rileva un’elaborazione del Washignton Post, che ha estratto dai dati del Global Burden of Diseases pubblicato da “Lancet” quelli relativi alla mortalità infantile
Secondo l’elaborazione quindi il morbillo risulta essere la settima causa di morte globale sotto i cinque anni, preceduta solo da infezioni respiratorie, malaria, diarrea, carenze nutrizionali, difetti congeniti e meningite.
E l’allarme su una certa reticenza a vaccinare i bambini si diffonde nella comunità scientifica: uno studio dell’università del Colorado pubblicato da “Pediatrics” evidenzia come il 93% dei pediatri di famiglia intervistati dai ricercatori ha dichiarato di aver ricevuto almeno una richiesta di cancellare o spostare delle vaccinazioni nel mese che precedeva il sondaggio, mentre il 20% ha dichiarato di averla ricevuta da oltre il 10% dei genitori.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità all’inizio di febbraio aveva chiesto all’Italia un incontro urgente in merito alla copertura vaccinale sul morbillo. «Nel nostro Paese – aveva dichiarato Susanna Esposito, presidente della commissione OMS per l’eliminazione di morbillo e rosolia congenita – gli obiettivi di copertura vaccinale necessari per l’eliminazione del morbillo e della rosolia congenita non sono stati ancora raggiunti».
I numeri in Europa per il 2014 e 2015 parlano di oltre 22mila casi di morbillo in appena sette paesi. Lo sottolinea l’ufficio europeo dell’OMS in un comunicato in cui sollecita i paesi colpiti, fra cui l’Italia e la Germania, dove recentemente è morto un bimbo di un anno e mezzo, a intensificare gli sforzi sulle vaccinazioni. In particolare per l’Europa occidentale è l’Italia ad avere più casi, 1674 per l’esattezza, mentre la Germania è arrivata a quasi 600. L’obiettivo di eradicazione del morbillo, già più volte rinviato, doveva essere raggiunto alla fine di quest’anno.
Malattia sottovalutata proprio per l’efficacia del vaccino
«I numeri parlano chiaro, il morbillo può avere conseguenze gravissime – afferma Alberto Villani, vicepresidente della società italiana di Pediatria -. È vero che la maggior parte dei bambini quando lo prende non sviluppa effetti gravi, ma non si può svantaggiare chi è più debole, e ha magari qualche problema che lo rende vulnerabile. È importante che tutti si proteggano, e che anche i pediatri contribuiscano a sensibilizzare le famiglie». «C’è un certo rilassamento – ribadisce Villani – dovuto al fatto che, proprio grazie ai vaccini, certe malattie circolano meno, e quindi gli effetti più negativi non sono più sotto gli occhi di tutti».
” Una recente indagine Istat, condotta nell’80% delle scuole italiane in collaborazione con il Miur, ha messo in evidenza due fatti che meritano attenzione da parte di insegnanti, genitori e medici: sono state 16.137 le richieste di farmaci e oltre 600 le chiamate al 118. Queste ultime dovute a traumi di diversa gravita’, insorti durante la vita scolastica, oppure legate all’insorgere di crisi in patologie come epilessia, asma e diabete. L’indagine, oltre a rilevare le necessita’ emergenti, ha cercato inoltre di identificare le modalita’ organizzative adottate dalla scuola per la somministrazione di farmaci ad alunni affetti da patologie croniche. La mancanza del medico scolastico ha reso piu’ complessa la gestione di questi eventi che si collocano tra due necessita': garantire continuita’ assistenziale e gestire l’emergenza”. E’ quanto afferma Paola Binetti, parlamentare di Area popolare. “Oggi la scuola vuole e deve essere sempre piu’ inclusiva soprattutto nei confronti di bambini affetti da patologie croniche; spesso si tratta di malattie rare e gli insegnanti non sanno come affrontare i bisogni che questi bambini pongono anche sul piano della comunicazione e della condivisione con i compagni della classe. L’educazione alla salute nelle scuole e la gestione dei problemi di ragazzi che presentano problemi concreti – sottolinea Binetti – passa attraverso il recupero di figure come quella del medico scolastico. In passato troppo spesso ha svolto compiti di tipo prevalentemente burocratico, mentre oggi il suo ruolo nella scuola, oltre alla gestione dell’emergenza e dei farmaci, potrebbe essere quello di consulenza nei confronti di docenti e studenti, aiutando gli uni e gli altri a gestire la propria salute con tutti i relativi problemi che l’accompagnano.”
Fonte: http://www.direnews.it/newsletter_odm/anno/2015/febbraio/18/?news=05#sthash.VtDGzq1V.dpuf
All’interno delle varie tipologie di comportamenti strani che rasentano la psicosi , un posto particolare è occupato dalla sindrome di Munchausen per procura (MSP). Il nome di questa sindrome deriva da un personaggio effettivamente esistito, per l’appunto il barone di Munchausen, che visse in Germania nel XIX sec. Questo nobiluomo, che a un certo punto della sua vita si ritirò nella tenuta di famiglia dalle parti di Hannover, era noto per i suoi racconti estremamente fantasiosi e avvincenti, ma soprattutto umoristici.
La Sindrome di Munchausen indica il comportamento di quegli adulti che hanno undisturbo creato artificialmente, una finta malattia che li porta a richiedere costantemente e pervicacemente l´intervento medico per proprie sindromi che sono inesistenti. La variante che qui interessa, che è per l´appunto la Sindrome di Munchausen per procura, riguarda chiunque induca in modo costante dei sintomi su un´altra persona, in modo che questa venga considerata malata.
La definizione nella sua accezione più generale è diretta a generiche vittime, che possono anche essere adulti o anziani. Ma si tende a usarla essenzialmente quando le vittime siano bambini. I criteri in base ai quali si considera presente la sindrome di Munchausen sono fondamentalmente 4
:1.malattia di un bambino causata da un genitore o da qualcuno che è in loco parentis
2.il bambino viene sottoposto a visite mediche prolungate e a trattamenti complessi
3.colui che danneggia il bambino nega di conoscere la causa della malattia
4.i sintomi acuti e i segni della malattia cessano quando il bambino viene allontanato
da chi la causa.
Tramite invio di questionari mensili a ogni singolo pediatra di Regno Unito e Irlanda, con cui veniva richiesta una approfondita relazione su casi sospetti che avessero dovuto affrontare nel mese precedente, è stato possibile giungere a una rilevazione statistica dei casi di Sindrome di Munchausen per procura su 300 casi studiati,il 5% di essi aveva come protagonista il padre, il 5% un soggetto che si trovava in condizione di loco parentis, quindi la baby sitter o un’infermiera, e il 90% di essi aveva come protagonista la madre della vittima.
Cerchiamo ora di identificare alcune delle caratteristiche della sindrome di Munchausen per procura, sindrome che, in base ad alcune stime, conduce alla morte circa il 10% delle vittime.
La differenza caratterizzante di questa specifica tipologia di morte è la non istantaneità: nel caso della sindrome di Munchausen per procura si parla di un comportamento prolungato nei mesi, talvolta negli anni, di queste madri nei confronti dei figli.
Le modalità con cui si manifesta la sindrome di Munchausen per procura sono le più varie. Può essere attivata un´opera di suggestione per convincere il bambino di essere malato, o possono essere prodotti sintomi somministrando sostanze nocive. Si può attuare la simulazione di una malattia inesistente, o la sua induzione volontaria. A questo proposito va osservata l´estrema varietà dei comportamenti, che vanno dall’ omissione di cure(quando un bambino soffre di determinate patologie croniche,asma o allergie) alla somministrazione di sale, droghe o altre sostanze nocive, al soffocamento, arrivando addiritturaall’iniezione di feci, urina, saliva, e in particolare veleno di vari tipi. Talvolta il comportamento della madre evidenzia un attacco al marito che è un padre emotivamente distante o fisicamente assente,la crisi matrimoniale dà alla madre la giustificazione di vendicarsi dell’uomo che ha accanto e con il quale ha avuto un figlio proprio attaccando il bambino. E´capitato che alcune madri hanno salvato il proprio figlio con la rianimazione cardiorespiratoria per cui sono diventate delle eroine. Sono affettuose e molto sensibili ai bisogni del bambino, i medici le apprezzano perché riferiscono correttamente la sintomatologia, quando in realtà è vero l´esatto opposto.
Una signora inglese affetta da MSP che il Dott. A. R. Nicol ha curato con la psicoterapia affermava: “mi piaceva sentire la compassione degli altri, mia figlia doveva stare male perché io potessi sentirmi importante. In ospedale ero qualcuno.” E ancora: “erano persone intelligenti (riferendosi ai medici), mi piaceva essere presa in considerazione da loro.”
Lo psichiatra M. Lesnik-Oberstein della Free University di Amsterdam ha studiato uncaso di MSP in cui una madre, infermiera, ha inflitto lesioni vaginali e rettali alla figlia di 3 anni. Traendo spunto da questo episodio, concluse: “l’infanzia di una madre affetta da MSP è caratterizzata da gravi privazioni affettive…il bambino viene ricoverato affinché la madre possa soddisfare indirettamente i suoi bisogni affettivi , peraltro appagati maggiormente con il coinvolgimento nel trattamento pediatrico. Le conseguenze dolorose e pericolose per il bambino del comportamento materno sono affrontate con il diniego.” La domanda che dovrebbe sorgere spontanea a questo punto è quale possa essere in questo contesto il ruolo dell’altro genitore, quando ci sia, e come mai possono verificarsi questi tipi di comportamento nonostante l’altrui presenza. La tipologia di cui stiamo parlando si manifesta, infatti, indipendentemente dalla presenza o meno di un partner convivente, e non è agevolata o ostacolata da questo fattore. Ed è quindi nella dinamica interna della coppia che va osservato il fenomeno. Normalmente, in queste coppie il padre è l’elemento passivoe, normalmente, la madre appare come la persona che decide all’interno della coppia e della famiglia. In molti casi la differenza tra i due coniugi è anche evidente sia a livello intellettivo, sia anche a livello culturale e sociale, e questo squilibrio è a favore della donna.Generalmente la madre è abbastanza colta e in grado di esprimersi con proprietà dilinguaggio. Spesso ha avuto una formazione medica o infermieristica senza necessariamente essere diplomata o laureata. E´ affascinata dalla medicina e segue con interesse i programmi medici in tv leggendo riviste e dizionari di medicina. Si trova a suo agio nell’ambiente ospedaliero collaborando anche con il personale sanitario e nessuno dubita di lei quando espone la sintomatologia. La diagnosi spesso arriva di sorpresa perché la madre viene ritenuta un esempio di genitore amorevole. Nella madre gli aspetti patologici sono le reazioni paranoidi, la convinzione maniacale che il figlio sia davvero malato e la personalità sociopatica (un disturbo del carattere in cui un modo di fare affascinante e subdolo permette di sfruttare gli altri violando le norme sociali e legali, senza provare alcun senso di colpa o rimorso). Un comportamento sociopatico, ad esempio, è quello della madre che falsifica la lettera di un medico per dimostrare ad un altro sanitario che il figlio è malato oppure interrompe la cura di antibiotici per endovena del figlio oppure gli preleva il sangue per farglielo bere (in modo che i test di laboratorio suggeriscano un´emorragia interna). La difficoltà ad inserire questi tipi di comportamento entro canoni psicologici o profili sociali definiti. Chi soffre della sindrome di Munchausen per procura può appartenere a qualsiasi strato sociale, né esiste un profilo psicologico specifico. Sono però state individuate alcune caratteristiche che spesso ricorrono in presenza di questa sindrome e che individuano alcuni tratti distintivi. Per esempio, nel caso delle madri – non dimentichiamo che protagoniste della sindrome di Munchausen per procura possono essere anche infermiere o baby sitter – questi comportamenti si verificano in presenza di matrimoni che durano da parecchi anni, e apparentemente sono stabili, anche se capita di frequente che questo tipo di stabilità derivi da un comportamento tranquillo dei mariti, tranquillo ma passivo e privo di sostanziale supporto nei confronti della moglie. Una caratteristica più peculiare delle donne che vengono coinvolte da questa sindrome consiste nel fatto che esse spesso sono coinvolte in attività lavorative di tipo ospedaliero o di assistenza in generale, e manifestano di frequente un forte interesse nel trovarsi immerse nei drammi quotidiani che la vita di qualsiasi ospedale presenta.
Tratto da
– Dr.ssa Michieletto D. “Madri pericolose e figli in ostaggio: la sindrome di
Munchausen per procura”, Presentato al III Convegno di Criminologia Forense”
I crimini in famiglia. Delitti Sessuali e Delitti di Sangue”, Fondazione Ettore
Majorana e Centro di Cultura Scientifica, Erice (TP)
La sordità infantile potrebbe essere causta da un virus contratto in gravidanza.Questa affermazione viene da uno studio tratto da Archivi di Otolaringologia, secondo il quale la perdita dell’udito colpisce una certa percentuale in un anno e sarebbe associata al virus Citomegalovirus (CMV), della quale la madre potrebbe essere portatrice ignara.
Parallelamente uno studio Belga sottolinea come il feto sappia difendersi dalle infezioni gravi già dal 5° mese di età gestazionale.La scoperta si deve ad un gruppo di ricercatori dell’Istituto di Immunologia di Bruxelles, pubblicato sul Journal of Experimental Medicine.Fin ad ora il pensiero dominante – e anche il senso comune – si basava sull’idea che il feto fosse troppo debole e che fosse costretto a ricorrere all’aiuto degli anticorpi materni per proteggersi dalle infezioni. Al contrario, sembra che le cellule immunitarie dei feti siano già pronte a svolgere il proprio compito.
Per arrivare a tali conclusioni, i ricercatori hanno analizzato il sangue cordonale di un gruppo di bambini affetti appunto da Citomegalovirus, causa di danni cerebrali ai feti oltre che della eventuale perdita di udito, e di un altro gruppo di neonati sani.
Dall’analisi è emerso che nei neonati infetti il numero di linfociti T gamma/delta era maggiore rispetto ai bambini sani, e gli stessi presentavano una percentuale più alta di attivazione delle stesse cellule immunitarie.
I ricercatori hanno poi comparato le cellule attivate nei feti con quelle materne, osservandone le differenze. Ciò li ha portati alla conclusione che i feti sono in grado di produrre una risposta immunitaria indipendente e autonoma.
La scoperta potrebbe condurre alla realizzazione di nuovi vaccini sia per i neonati che per i feti, durante la gravidanza.
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